“Candy-Morte in Texas”: quando la provincia è più letale che mai

Non è una miniserie “chiacchierata”, eppure è uno dei migliori prodotti in circolazione da un po’ di tempo e sulla piattaforma più insospettabile: Disney Plus

Che Disney Plus non fosse per forza una piattaforma per famigliole me ne ero accorta da quando era stata annunciata l’uscita di Boris 4. Infatti, non sono presenti solo stucchevoli canali come Pixar o Disney stesso o Marvel (sì, sono stucchevoli, nel mio blog mi permetto di dirlo!), ma ce ne sono ben due che di zuccheroso non hanno nulla: Star e National Geographic. Quest’ultimo ha diversi documentari interessanti, mentre Star ha film e serie tv di ogni genere, compresi quelli crime, true crime e horror. Ecco, un abbonamento vale solo per questi due canali. Ovviamente se non hai bambini da piazzare davanti alla smart tv, al posto di pagare la baby sitter.

Dopo questo doveroso preambolo, arrivo “al sodo” con la miniserie Candy – morte in Texas. Cinque episodi che narrano di un fatto vero, avvenuto nel Texas del 1980. Un fatto di sangue, che vede coinvolte due donne: Candy Montgomery e Betty Gore, rispettivamente carnefice e vittima. Sì, perché la prima ha ucciso l’altra. No, non si tratta di spoiler, perché si sa da subito che Candy ha ucciso. Proprio lei, una mamma casa e chiesa nel vero senso dell’espressione, oltre a essere infaticabile in mille attività, la maggior parte delle quali ruotano comunque intorno alla sua devozione per la Chiesa Metodista. Betty, invece, è una ex insegnante divenuta poi casalinga frustrata, con una bambina (e un bimbo adottato che…) e un marito dall’ottima carriera. Due donne dalla vita sostanzialmente piatta o, meglio, di provincia e chiedo scusa se associo il concetto di piattezza a quello di provincia, ma posso confermarne la stretta connessione, avendola vissuta ma fortunatamente non negli USA, dove condurre la propria esistenza in provincia significa davvero squallore, depressione, noia misti a fanatismo, superstizione, invidie e gelosie.

Del resto, in un Paese, gli Stati Uniti, in cui si usano le armi da fuoco come se fossero cucchiai e forchette, il confine tra tedio e follia è labile ed è proprio questo il centro della miniserie e che la rende ansiogena, inquietante, da pugno nello stomaco e sensazione di fiato corto. Perché se è vero che la storia di un serial killer può impressionare e affascinare al contempo (ogni riferimento a Dahmer è puramente voluto), quella di due donne di una zona remota del Texas mette un senso di forte stordimento. Perché la provincia può davvero far male e persino uccidere.

Passiamo ai dati tecnici: la recitazione vede vincere le attrici sugli attori, in particolare quella di Jessica Biel, irriconoscibile nei panni di Candy, mentre Melanie Linskey è una inquietante e paranoica Betty Gore, col taglio di capelli tipico del periodo 1977/1982. La fotografia e i costumi, poi, richiamano davvero quell’epoca e non è un dato scontato, visto che tuttora in molti non sanno riproporre le atmosfere e il look degli anni 70 e 80. Ecco, sì, questa miniserie ha proprio il sapore di quel controverso 1980 (che è anche il mio anno di nascita 🙂 )

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