No, “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” serie tv non fa schifo, ma…

La locandina della serie tv di Amazon del 2021

In mezzo a tanto clamore e a sonore bocciature nonché a recensioni tutte uguali, qui si spezza una lancia in favore di questa serie. Con dei dovuti “ma”.

La premessa

Gli anni 80

La premessa parte da chi scrive, esempio di ultimo anello(per data di nascita, 1980) della cosiddetta “Generazione X”. Ai tempi delle scuole elementari mi trovavo nel pieno dell’emergenza eroina nel mondo, dei tempi dei “bucomani”, della paura di trovare siringhe nei parchi e sotto i portici(in realtà una volta ne trovai davvero una vicino casa, in un angolo vicino all’ingresso del palazzo di fronte al mio, infilata in un pacchetto di sigarette; raccolta con un panno, dei miei amici di allora e io la buttammo in un cassonetto. Rimasi impressionata).

Non solo: c’era anche la paura dell’AIDS e a scuola ogni tanto veniva qualcuno(di solito psicologi) a parlarci di droga, per distoglierci dal farci attrarre dalle droghe(a 7 anni? Eh, ma era davvero la psicosi del periodo e venivamo avvertiti anche noi bambini). “Non bucatevi o vi prenderete l’AIDS!” oppure “Finirete come i ragazzi dello Zoo di Berlino!”.

Ecco dove volevo arrivare: i ragazzi dello Zoo di Berlino. Conoscevamo in tanti il libro e il film, ma ne erano attratti quelli un po’ più grandi di noi, che pensavamo a quel mondo con curiosità, ma ci sembrava troppo lontano per sentirlo nostro. Beh, giustamente, perché, alla fine, nessun bambino rischiava di diventare bucomane; ve lo assicuro.

La locandina del film del 1981

Gli anni 90

Eppure, quel mondo fatto di siringhe e bucomani ormai ci era entrato dentro, condizionandoci nel pensiero. Tant’è che, negli anni 90, in cui le droghe erano cambiate (ormai sintetiche o venivano sniffate) e i miei coetanei preferivano fumare qualche joint, c’era ancora interesse per le atmosfere degli eroinomani degli anni 70 e 80, sintomo delle nostre reminiscenze infantili.

E così, nella mia classe, tanti di noi(me compresa) leggevano il libro sulla storia di Christiane F e circolava tra noi la vhs pirata (registrata da Rete4 nel 1988!), rovinatissima, eppure riuscimmo a vedercela tutti, prestandocela volta per volta. Era il nostro film proibito. E fu così che, a 17 anni, mi appassionai alle atmosfere di libro e film, tant’è che il mio desiderio di vedere Berlino nacque allora(anche se sono riuscita a realizzarlo solo 21 anni dopo).

Dagli anni 2000 in poi

A Berlino, nei miei vari itinerari, ve ne è stato uno sui luoghi di Christiane F, compresi la stazione Banhof Zoo e il retro della stessa (dove Detlef, fidanzatino di Christiane, aspettava i clienti), la Kurfustenstrasse(dove battevano le tossiche) e il quartiere Gropiusstadt(dove Christiane è vissuta ai tempi in cui si drogava) e l’Europa Center(centro commerciale che si vede nel film, quello con simbolo della Mercedes che gira). Quelle atmosfere lì hanno influenzato la mia generazione. Tuttora ho amici e amiche con cui a volte rifacciamo le sequenze del film a memoria. Non siamo mai stati tossici, ovviamente, ma le suggestioni dark di libro e film ci sono entrate dentro, anche involontariamente. E poi…c’è la musica di David Bowie a far da contorno a tutto. Insomma, in tanti siamo fissati con Christiane F, con il libro e con il film.

La serie di Amazon

Una premessa simile, sebbene lunga, era doverosa, per parlare di tutto il resto e di come mi sia trovata io nei confronti di questa serie tv di Amazon. Ero molto curiosa di vederla e, appena uscita, l’ho finita in due giorni. Sapevo già del malcontento che aveva suscitato, ma non giudico mai una cosa senza prima conoscerla o vederla. Quindi, la serie l’ho guardata facendo tabula rasa di ogni paragone e giudizio altrui. 8 episodi che sono filati lisci come l’olio, senza provare quel disgusto né gridare allo scempio. La storia c’è e ha un intreccio narrativo che segue le vite dei ragazzi protagonisti, cosa che il film non faceva, dato che puntava solo su situazioni scioccanti, disturbanti e approcci a volte freddi, seppur capaci di colpire nel segno. Perciò, ho pensato di sintetizzare tutto nei pro e contro di questa serie.

ATTENZIONE: LEGGERI SPOILER

Pro

  1. La storia guarda ai fatti del libro, partendo dall’ambientazione storica(metà anni 70)
  2. l’attrice protagonista somiglia alla vera Christiane F, così come Benno(Detlef) al vero Detlef
  3. come nella realtà, Babsi veniva da un’ottima famiglia nonché quartiere
  4. si parla della Haus der Mitte(centro religioso di aggregazione giovanile) e del Narconon, frequentati da Christiane
  5. nell’approfondimento dei personaggi ci sono elementi del libro, come la leggera cotta di Axel per Christiane, non ricambiata
  6. Atze(nella serie Matze) è il primo ragazzo di Christiane, come nella realtà
  7. la colonna sonora di Bowie non è del “periodo berlinese” perché quando sono avvenuti i fatti Bowie aveva al massimo inciso Station to Station. Quindi va benissimo.
  8. la colonna sonora esterna, tutta indie, è pazzesca e crea una strana empatia con le sequenze della serie
  9. i ragazzi sono comunque credibili, nonostante non siano 14enni ma più grandi
  10. l’abbigliamento è più simile a quello dell’epoca dei fatti, rispetto a quello “new wave” del film
  11. l’attrice che interpreta Stella è da Oscar
  12. è molto presente la casa della nonna di Christiane, vicino Amburgo

Contro

  1. l’abbigliamento troppo “glamour”, sebbene fedele a quello dell’epoca. Non erano così fighi, i ragazzi dello Zoo di Berlino(in rete si trovano immagini di quelli veri da cui poter attingere!)
  2. il cambio di nomi (Detlef si chiama Benno…forse il vero Detlef è stufo di farsi associare al suo passato; Atze è morto eppure gli hanno cambiato nome, cosa non avvenuta con Axel e Babsi)
  3. poco credibile l’attore che interpretava il padre di Christiane(troppo giovane!)
  4. la sorella di Christiane nella serie non esiste(forse stesso discorso fatto per Detlef)
  5. si vede una Gropiusstadt bella colorata(come è oggi)
  6. vi sono automobili che prima di metà anni 80 non c’erano
  7. la musica house nel Sound è fuori luogo, anche se forse la scelta è sottile, come segno di un mondo che al gruppo di ragazzi era estraneo alla quotidianità(mentre in una discoteca nella zona della nonna di Christiane si balla musica anni 70) e, quindi, come se loro immaginassero di ballare una musica di un mondo parallelo. Ma era qualcosa di non facile da cogliere.
  8. l’inserimento di Michi(al posto di Bern, forse anche lui dissociatosi dal suo passato) come immancabile personaggio Lgbt (a volte è una forzatura inserirlo a tutti i costi in un film o serie tv)
  9. si percepisce POCO il mondo drammatico degli eroinomani e la droga pare quasi una alternativa-pericolosamente figa-alla noia
  10. non si sente la Berlino Ovest di quel periodo e nemmeno quelle atmosfere di una città divisa in due dal Muro(cosa che, invece, persino oggi si avverte, nonostante qualcuno dica il contrario; ma fidatevi: Berlino è ancora idealmente divisa in due!)
  11. non si approfondisce il personaggio del dj, molto ambiguo
  12. Max Tartaglia qui muore, ma nella realtà non era così
  13. Non si parla di Rolf, l’unico uomo con cui Detlef andava a letto, ma si vede Benno partecipare a orgette
  14. Babsi sembra una della Swinging London degli anni ’60

Ma soprattutto: IL TARGET DELLA SERIE è SBAGLIATO!

Con questa serie si è puntato a un pubblico molto giovane. Davvero una serie simile è nata per attrarre fasce di età che, forse, dei bucomani anni 70 se ne sbattono o che, al contrario, se se ne interessano, andranno di sicuro a cercare direttamente fonti di allora? I più giovani hanno altre cose per la testa(sono più urgenti il cyberbullismo e la paranoia da like sui social, senza alcun dubbio) e una serie simile non li distoglie dalla droga, che oggi non si inietta più per endovena, ma si assume in altro modo ed è più presente che mai, purtroppo, anche se se ne parla poco.

No, questa serie alla fine punta a noi, a quella Generazione X venuta su con libro e film, per accendere paragoni, dibattiti, lamentele…purché se ne parli, visto che anche la mia generazione è ormai abbondantemente attraversata dal polemico “ai miei tempi era meglio…”(no, non è una sindrome che colpisce solo i boomer).

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