“Esterno notte”: la voce della coscienza italiana

La serie di Marco Bellocchio, prodotta anche dalla Rai e Arte France Cinéma, mostra il sequestro di Aldo Moro come una sorta di esame di coscienza, attraverso i fatti, ma anche e soprattutto i veri nemici dello statista: i suoi compagni di partito

Una serie ben strutturata

Disponibile su Raiplay (ma io l’ho vista su Netflix, perché è pure lì!), Esterno Notte parte con una sequenza distopica: Aldo Moro (un Fabrizio Gifuni totalmente somigliante) è sopravvissuto e, ricoverato in ospedale, osserva i suoi compagni di partito che sono andati a trovarlo e che lo fissano esterrefatti e quasi dispiaciuti per la sua sopravvivenza. In particolare, è Andreotti a rimanerci maluccio. Moro comunica le sue dimissioni dalla Democrazia Cristiana, il suo partito da sempre.

Sappiamo che non è andata così e viene il dubbio che Bellocchio abbia voluto fare come nel finale del suo precedente Buongiorno Notte (ma quello non era un finale che stravolgeva la realtà; ne era solo una metafora). Il dubbio resta fino alla fine, ma…nulla è come sembra!

La serie, appunto, parla del sequestro di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, ma mostra anche i fatti precedenti, così come il punto di vista dei membri del suo partito, dei brigatisti, dei suoi familiari, di papa Paolo VI (un Tony Servillo che fa le facce di Servillo; ma non si aspetta altro, diciamoci la verità), ma anche il suo. Ogni episodio è incentrato proprio su ogni succitato punto di vista. Il tutto viene narrato con interessante realismo, anche se vi sono delle sfumature “oniriche”, specie per quanto riguarda il personaggio di Cossiga (un inquietante e camaleontico Fausto Russo Alesi). L’episodio più coinvolgente è quello finale, mentre il più debole riguarda i brigatisti, dato che risulta un po’ troppo didascalico. Probabilmente ciò è qualcosa di voluto: le BR erano complesse, sì, ma comunque l’ultima ruota del carro di questa drammatica e tuttora misteriosa vicenda. Una sorta di “parte ingenua” di un ingranaggio molto più sofisticato e, in effetti, è stato così. Bellocchio, infatti, insiste molto sulle sfumature della DC, che ne esce piuttosto male, specie Andreotti (Fabrizio Contri, non somigliante, ma enigmatico al punto giusto). Da menzionare la parte di Eleonora, la Noretta moglie di Moro, recitata da una Margherita Buy quasi irriconoscibile.

Non è davvero una serie su Aldo Moro

Esterno Notte non è una vera e propria serie su Aldo Moro, ma una sorta di esame di coscienza che Bellocchio fa fare all’Italia e agli italiani, che non risultano semplici spettatori, ma sono tirati in ballo come parte della storia di questo Paese. Del resto, la storia la fanno le persone, grazie alle quali si arriva ai fatti, che diventano storia. Chi ha vissuto quegli anni, ossia i cosiddetti Anni di Piombo, ripercorre una parte della propria vita; chi non li ha vissuti direttamente (io ci sono solo nata, ad esempio) ne può o ripercorrere gli echi o approfondirli come parte imprescindibile anche nella comprensione del nostro presente. Aldo Moro guardava in avanti, lontano da logiche e giochi di potere, voleva unire il Paese, aprendosi ai comunisti, ma a qualcuno la sua idea non andava giù: ai comunisti, alla Dc e, soprattutto, agli americani. Sì, sono cose che si sanno, ma l’autoanalisi a cui Esterno Notte ci conduce è qualcosa di più sottile, portandoci a riconoscere una non così scontata consapevolezza della memoria storica . Del resto, se la politica, dopo il sacrificio di Aldo Moro, ha successivamente preso determinate pieghe (fino a oggi), è perché la memoria, noi italiani, non sappiamo davvero che cosa sia.

Il Moro di Gifuni è il migliore Moro fino a ora interpretato

Fabrizio Gifuni è il miglior Aldo Moro che si sia mai visto al cinema e in tv e non solo per la somiglianza: lo è anche per la dimensione umana e politica che ha saputo cogliere al contempo. Lo statista democristiano è stato interpretato, in passato, anche da mostri sacri come Gianmaria Volontè (ne Il caso Moro, del 1986) o Roberto Herlitzka (nel già citato Buongiorno Notte di Bellocchio), solo che quello di Volontè era il solito (giustamente) incazzato Volontè, mentre il Moro di Herlitzka era troppo intellettuale.

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