
Un viaggio che mette in equilibrio suoni mediterranei, folk, elettronici e moderni. Questa è la poetica musicale di Vincent Migliorisi. Ecco l’intervista.
Ciao, come e dove è nata la tua carriera musicale? Raccontaci un po’ di te.
Il mio percorso è iniziato semplicemente dalla curiosità e dal desiderio di esprimermi attraverso il suono. Sono cresciuto ascoltando generi molto diversi tra loro, un fattore che ha stimolato fin da subito la mia voglia di sperimentare. Ho iniziato a muovere i primi passi mettendo insieme idee musicali spontanee, cercando una sintesi tra l’approccio classico e le possibilità offerte dalle sperimentazione. Con il tempo questa ricerca è diventata un lavoro, ma lo spirito iniziale è rimasto lo stesso: esplorare liberamente la musica senza pormi troppi confini.
In Deep and Dance è album che unisce sorprendentemente suoni folk e mediterranei all’elettronica contemporanea. Ci racconti la sua genesi?
La genesi di questo progetto si basa sull’idea di unire mondi apparentemente distanti. Volevo esplorare il contrasto tra il calore della musica acustica e le strutture ritmiche moderne. Il lavoro in studio si è concentrato sulla ricerca di un equilibrio: prendere elementi melodici e atmosfere che richiamano la tradizione e calarli in un contesto sonoro attuale. È stato un processo di sperimentazione molto fluido, nato dal desiderio di creare un’esperienza d’ascolto che fosse allo stesso tempo coinvolgente e ricca di sfumature diverse.

Hai collaborato con Colapesce, artista suggestivo della contemporaneità cantautorale nostrana. Cosa ti è rimasto di quell’esperienza?
Ogni incontro artistico rappresenta un’occasione preziosa per ampliare i propri orizzonti. Lavorare con personalità del mondo cantautorale o della tradizione – che si tratti di Colapesce, di figure storiche come Luca Madonia o di artisti poliedrici come David Riondino – permette sempre di attivare un bellissimo scambio culturale. Ciò che mi resta da esperienze di questo tipo è il valore del confronto: far dialogare la mia visione incentrata sul ritmo e sulla produzione con la sensibilità di chi mette al centro la parola, la melodia e le radici folk. È un esercizio di equilibrio che arricchisce profondamente il mio modo di fare musica.
Quali sono i tuoi artisti musicali preferiti?
Non ho una lista fissa di preferiti, perché i miei ascolti cambiano continuamente e spaziano tra epoche e stili diversi. Seguo con interesse sia le produzioni più innovative e attuali, sia i classici che hanno fatto la storia della musica. In generale, mi sento ispirato da tutti quegli artisti che dimostrano una forte personalità e che non hanno paura di rischiare o di mescolare i generi. Trovo spunti interessanti ovunque: un buon arrangiamento, una bella melodia o un suono particolare possono arrivare da qualsiasi tipo di disco.

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