
Nei primi anni ’80, una giovane cantante americana cominciava a reinterpretare — diciamo pure a peggiorare — alcune delle hit pop italiane più famose.
Da Gloria di Umberto Tozzi a Self Control di Raf, passando per Ti amo, fino a un lento scivolamento nel dimenticatoio e una prematura scomparsa.
Il mondo della musica decide, per se stesso, di buttare occhi sul proprio essere inusuale, di non dare mai nulla per scontato. In soldoni: dalla musica occorre aspettarsi di tutto. Premessa doverosa, questa, per introdurre Laura Branigan, che nella musica ci aveva messo impegno (e con diversi lavori e risultati), senza dubbio, ma è rimasta nell’immaginario comune come quella che “massacrava” canzoni famose del pop italiano. Ma andiamo con ordine.
Chi era Laura Branigan?
C’è stato un tempo in cui l’America ballava Gloria senza sapere chi fosse Gloria e, soprattutto, il nostrano fulvo Umberto Tozzi. Un tempo in cui Ti amo, dello stesso, non era un sussurro in italiano e coi “guerrieri di carta igienica” (citando proprio la suddetta canzone), ma un grido disperato da melodramma canoro anglofono. E la voce era sempre la stessa: quella di Laura Branigan.
Cantante statunitense, classe 1952, voce potente e aura da tragedia greca, la Branigan è stata, nei primi anni ’80, una sorta di ambasciatrice inconsapevole della musica italiana nel mondo e c’è un perché. Il padre, infatti, aveva lontane origini italiane e ciò affascinava Laura, che sentiva un legame col nostro Paese. Inoltre, le canzoni che reinterpretò, come le già citate Ti amo e Gloria, ma anche e, soprattutto, Self Control di Raf, avevano avuto un successo strepitoso anche Oltreoceano.
Il fenomeno è interessante, non solo dal punto di vista musicale, ma anche culturale. Negli anni in cui l’Italia guardava agli USA come al faro del pop globale, ecco che una voce americana importava — e faceva esplodere — brani nati nella nostra periferia melodica.
La versione alternativa di Self Control
Nel 1984, in contemporanea con l’uscita della versione originale Self Control di Raf, iniziò a circolare anche quella della Branigan, di qualità nettamente inferiore -diciamoci la verità- e spesso le radio passavano più quest’ultima probabilmente per un minore costo dei diritti d’autore (la butto lì). Sembrava, infatti, una di quelle cover da inserire in musicassette pirata dei tempi o una versione registrata durante una serata karaoke.
Tutto ciò è testimoniato da miei ricordi personali. Avevo quattro anni e, in quel periodo, se facevo i capricci o mi ero comportata male, mi si faceva ascoltare la versione della Branigan, per farmi innervosire e/o punirmi. Al contrario, una mia cugina, per tenermi buona e dalla sua parte, metteva la versione di Raf nella sua auto. Anche questi sono traumi infantili, a modo loro.
Che è successo, poi, a Laura Branigan?
Gli impietosi anni 90 erano passati con la falce per decimare la musica del decennio precedente e ci era finita anche la Branigan, come tante altre star (ma il tempo, poi, ne ha riabilitate parecchie e tanti gruppi anni 90 sono spariti e i Duran Duran riempiono ancora gli stadi; chissà perché, eh? Perché il passare del tempo è il vero giudice di tutto! Tiè!).
Quando la Branigan era pronta per tornare in scena, forse cavalcando il revival degli anni 2000, è venuta improvvisamente a mancare nel 2004.

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