“Un’estate fa”: la fine dell’innocenza

Una serie di Sky che si svolge ai tempi di oggi ma che, grazie a strani salti del tempo del protagonista, ci riporta all’estate del 1990, quando si stavano chiudendo un decennio, un’intera era e, sì, la nostra innocenza.

Sei sei stat* ragazz* alla fine degli anni 80 e l’inizio dei 90, ti sarai accort* non solo del passaggio tra un decennio, gli anni 80, e un altro, i (sopravvalutati, ammettiamolo!) anni 90, ma anche della fine di qualcosa. Nel mio caso, dell’infanzia, visto che nei primi anni 90 stavo iniziando le scuole medie. Insomma, una sorta di fine dell’innocenza e inizio di qualcosa di cui tuttora, ammettiamolo, non conosciamo la vera genesi.

Il senso di Un’estate fa, serie di Sky con Lino Guanciale e Filippo Scotti, pare proprio questo.

Di che parla

Elio Santamaria, avvocato più o meno di successo, va al funerale della ragazza che gli piaceva da giovanissimo, Arianna, ritrovata cadavere dopo più di trent’anni. A Elio accade qualcosa di strano e, assolutamente, ai limiti dell’incredibile: si sente male e, tramite dei mal di testa e dopo aver guardato una foto di lei, sviene e torna all’estate del 1990, quando era in vacanza in campeggio col suo gruppo di amici. Ovviamente, poi torna ai tempi di oggi, appena si “risveglia”. I continui sbalzi temporali gli servono per capire chi abbia ucciso Arianna. Lino Guanciale è Elio ai tempi di oggi, mentre Filippo Scotti è la sua versione giovane.

Perché guardarla?

Non è solo un effetto nostalgia a smuovere sentimenti e azioni che inchiodano lo spettatore davanti a questa serie, ma è una costruzione che, sapientemente, combina narrazione a suggestione, vita, memoria ed elementi crime. L’oscillare tra passato e presente di Elio va dall’essere una ricostruzione dai toni noir e addirittura thriller a un racconto che mescola elementi esistenziali, dove la disillusione va di pari passo con la forza del dover andare avanti.

I pro

  1. La trama e la chiarezza del suo svolgimento
  2. Saper incollare lo spettatore senza mai annoiare
  3. La malinconica ricostruzione dell’estate 1990, caratterizzata dai Mondiali di Calcio, visti come simbolo della fine di tante cose
  4. Il finale intelligente e non banale

I contro

Nel 1990 non ascoltavano tutta quella musica anni 80 presente nella serie. Nel senso che, per noi che eravamo bambini/ragazzi, le canzoni di pochi anni prima erano già vecchie, anche se le conoscevamo. La musica, in quel periodo, aveva grandi barriere di tempo che oggi non abbiamo, abituati a passare dalla musica di oggi a quella vintage, grazie alle piattaforme digitali. La scena in cui i ragazzi in cerchio ballano Blue Monday dei New Order (del 1983!) è, ad esempio, piuttosto inutile e anacronistica. E nessuno di noi avrebbe inserito Take on me degli A-Ha in una cassettina per amici o per chi ci piaceva. Al massimo avremmo messo I can’t stand it dei Twenty 4 Seven. Te la ricordi? I can’t stand no more no no no noooooo” (i juke box e le radio la mandavano a sfinimento nell’estate del 1990).

E se l’inserimento di quella musica “fuori stagione” fosse una scelta apposita e dettata dal voler rappresentare il 1990 come l’ultimo anni degli anni 80? Ci sta, dai.

6 risposte a ““Un’estate fa”: la fine dell’innocenza”

  1. perché sono sopravvalutati gli anni 90? Da un po’ di tempo penso che sia il decennio prima ad essere stato sopravvalutato. Gli anni 90, sono stati un periodo in cui, non tutti, si è cominciato a capire che negli anni prima si era “esagerato” un pelo. Con gli anni 2000, in particolare dal 2001, tutto poi è andato allegramente a farsi benedire, anche quel poco di critica, che gli anni 90 portarono con se’. Saluti. Fritz.

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    1. Sopravvalutati, a mio avviso, perché 1) Troppo brevi (avevano ancora echi degli 80 e qualcosa già dei 2000) 2)Spesso vengono visti come tempi idilliaci, che non sono stati, come se vivessimo tutti felici e beati a pascolare in mezzo alla natura e in cui tutto era iper-analogico. Mentre gli 80, a torto, vengono dipinti come anni in cui si era sempre felici e tutto andava bene. Ma quando mai? Abbiamo avuto tantissima violenza, tra stragi mafiose, echi di terrorismo interno, il terrore dell’AIDS, eroina come se piovesse (oddio, ora sembro come nel testo “Limone” di Giancane).

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      1. Scusa Francesca, ma non ho ben capito il confronto che fai tra anni 80 e 90. Io gli anni 90, li ricordo non troppo idilliaci e, li percepisco tra coloro che hanno la mia età e che frequento, con ricordi in chiaro scuro. Le stragi mafiose, prima a Falcone, poi a Borsellino, poi con gli attacchi alle città d’arte, le daterei negli anni 90. Negli anni 80, era comunque vero che la criminalità la faceva da padrona nelle grandi città del Sud, spesso anche uccidendo. Il terrorismo interno, nella fase più truculenta, io la daterei più negli anni 70, con la strage di Bologna nel 1980 la sua fine su scala larga, poi con strascichi fino al 1984 (ma molto meno rispetto ai 70 per esempio). A livello simbolico, le stragi anni 90, hanno creato quello che oggi è il totale disimpegno e il rifugio nel lavoro/carriera (dello scambiare le aziende per quello che prima erano la mamma, il papà, la fidanzata… prestando il fianco allo sfruttamento… ma entriamo in un altro discorso) della generazione a cui appartengo (1965-1980) specie se bravi e nati sotto Firenze/Roma. Concordo sulla diffusione dell’eroina negli anni 80 e poi AIDS. Negli anni 90 poi è cominciata il diffondersi di altre sostanze. Concordo che sono cominciati con ritardo. Daterei il loro inizio con Mani Pulite in Italia, pero’ è vero che sono anche finiti nel 2001, con la vittoria definitiva del berlusconismo (nella seconda metà degli anni 90, ci fu un minimo di opposizione culturale al fenomeno.. non tanta, ma un pelo.. dopo gli anni 90, si fece a gara a chi era più leghista e più berlusconiano anche se meridionali e/o con un passato di sinistra). Io sono per ridimensionare molto di più gli anni 80. Gli anni 90, nella mia percezione e in quella delle persone che frequento, ripeto, sono già abbastanza ridimensionati. Potrebbe essere una mia impressione. Sul fatto che furono l’ultimo decennio analogico (almeno per la stragrande maggioranza.. vi erano già non pochi smanettoni tra i giovani), puo’ essere. Pero’ ricordo che era anche possibile articolare ragionamenti complessi non necessariamente in ambiti accademici, ed uscire dalle logiche dello 0 o 1 e non vi era quella permalosità debordante che i social e il politicamente corretto hanno introdotto negli ultimi 10 anni. Un caro saluto.

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      2. Sono assolutamente d’accordo con te. Forse non mi ero spiegata bene nell’altro commento, ma è proprio come dici tu. Anche io sono Gen X (1965-1980) e sono le stesse tue percezioni. I 90 li trovo sopravvalutati da generazioni successive alla nostra. Però è assolutamente come dici tu e su cui concordo

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      3. Grazie a te Francesca. Non vivendo in Italia, non so oggi come le giovani generazioni di italiani, percepiscono “i nostri anni 90”. Non sapevo che ci fosse questa sopravvalutazione. La cosa mi lascia alquanto spiazzato. Io sono del 1977. Mi piace il tuo passaggio sulle scuole medie, credo corrisponda a livello di anni, quasi al mio. Scuole medie di cui ho un ricordo vicino al pessimo. Per me una salamoia forzata, in attesa di avere 14 anni ed andare alle superiori.

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      4. Io sono del 1980, ma ricordo benissimo gli anni 80, quelli dell’infanzia. I 90 non li ho amati molto, perché ero alle medie e al liceo. Di entrambi i decenni ho però la doppia percezione in positivo e in negativo. Ho preferito gli 80 solo perché ero bambina. Poi…poi è arrivato il G8 di Genova e la nostra generazione fu messa a tacere per sempre. Dall’estero non si percepisce il grande senso di fine di qualcosa, in Italia, ma…mai disperare né abbatterci. C’è sempre luce in fondo al tunnel!

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