La musica è un atto di fede: intervista ai The Nuv

Di base a Milano e nati nel 2003, i The Nuv sono una rock band che entra in testa e non se ne va più. Davvero. Si raccontano in questa bella intervista

Ciao, ragazzi! La prima domanda parte da un pensiero che mi era balzato in mente. La vostra carriera, partita nel 2003, ha fatto il giro del mondo, attraverso dischi e tour. Il vostro sound ha, infatti, un piglio soprattutto “internazionale”. Avete mai pensato di “importarlo” qui in Italia, magari cantando in italiano o il vostro ascoltatore tipo lo immaginate sempre internazionale? Di band come la vostra da noi c’è tanto bisogno.

Ciao a te, grazie per lo spazio e per le domande (interessanti). Noi non ci siamo mai immaginati un ascoltatore tipo, però qualche riflessione negli anni l’abbiamo fatta. Al di là del genere, del sound e della lingua, la differenza la fanno le canzoni, quando sono belle. Sicuramente lo stile e la forza mediatica della band spesso son determinanti ad un livello superficiale, ma l‘underground italiano è sempre stato pullulante di artisti notevoli. Emergere è difficile. Spesso si tenta di replicare i passi fatti dagli altri all’insegna del “bisogna fare così”. Cantare in italiano potrebbe essere un’ipotesi azzeccata ma, ahinoi, non ci viene naturale. C’è bisogno di un atto di fede, sperare negli ascoltatori affinché tornino ad avere un approccio più attivo e meno protagonista: ti è mai capitato di andare ad un concerto e avere la sensazione, per noi inquietante, che lo show non si svolgesse sul palco ma nel parterre? Sicuramente non c’è più la scena musicale di 10/20 anni fa e la cosa è fisiologica, visto che si “invecchia”, noi in primis, e forse questo momento che sembra essere a tratti stantio è solo il preambolo di una nuova e prolifica era musicale.

Ok, ora parliamo del vostro terzo album in studio, Belgian Hop(e). Mi interessava conoscere la genesi del disco, dato che, guardando il video di Spillover (con i Romano Nervoso), sembra esser nato durante il lockdown totale del 2020.

Esattamente. Il lockdown è stato determinante per trovare proprio il tempo materiale di pensare e dare un senso ai pensieri stessi. Volevamo vare un Ep, 3, 4 pezzi, ne è uscito un album di 11. Ci siamo mandati file, riff, idee, contenuti a distanza. Un approccio non del tutto inedito, ma mai così sistematico, soprattutto senza la possibilità di provare insieme. Santa tecnologia (a volte). Considerando i nostri tempi biblici per realizzare un qualunque progetto, è stato un miracolo finire il disco in pochi mesi. Credo che sia stato il momento che ci ha visto più compatti. Era quando pensavamo di uscirne migliori. Ora invece ci stiamo sul cazzo!

La cover di Belgian Hop(e)

Nella vostra discografia c’è un disco davvero particolare, Beat Machine Meets The Nuv, con dei remix di pezzi del vostro primo disco (Top Model Super Fashion) + altri brani remixati. Mi parlate un po’ di questo album?

Bello poterne parlare per la prima volta (in 10 anni!). Mentre eravamo in fase di mixaggio in studio ci alternavamo con AC Prodz, produttore per Beat Machine Records, e non ricordiamo esattamente come (nemmeno AC Prodz), ma ne uscì un primo remix, quello di Lucha Libre. Ci piacque così tanto che avremmo voluto rifare tutto il disco in quella maniera. Naturalmente sarebbe stato un po’ problematico, anche per questioni discografiche, così Beat Machine sottopose il nostro disco ad alcuni producer e dj con i quali lavoravano lasciando loro libertà totale su scelta del brano e creativa. Probabilmente questo è forse il “piglio” più internazionale che ci caratterizza, ovvero lasciare la porta dello studio aperta.

Contaminarsi e confrontarsi, senza pregiudizi e senza fossilizzarsi sulle proprie idee. Innamorarsi delle proprie cose può essere limitante fino a diventare deleterio. Ad ogni modo da allora collaboriamo costantemente con AC Prodz e in più, per Belgian Hop[e], abbiamo coinvolto I Am Orkid, al secolo Stefano Santi, autore di uno dei remix, come coproduttore. Insomma, a conti fatti, BMMTN è stato un passaggio fondamentale.

Avete dichiarato anche che le vostre ispirazioni vengono un po’ da band come, ad esempio, Foo Fighters, NIN, Deus. Ma, invece, quali sono i vostri artisti musicali preferiti, cioè che amate ascoltare a prescindere dalle vostre influenze?

Da questo punto di vista siamo onnivori. Da Iggy Pop ai Les Savy Fav; da Baglioni a Dua Lipa; dai Motörhead a Grignani. C’è tanta musica internazionale, ma altrettanta italiana: Marlene Kuntz, Afterhours, Verdena, tutti i cantautori cari ai nostri genitori, ma anche quelli che “non si possono certo paragonare a quelli cari ai nostri genitori”.

Come dicevamo… ascoltiamo le canzoni quando son belle.

Facebook: https://www.facebook.com/thenuvface

Instagram: https://www.instagram.com/the.nuv/?fbclid=IwAR0HeTeTxzPPQVA5BAlkUCor1T6au9PDAoNu6gFvJfPlIwqY6B0E1n9iR8g

Spotify: https://open.spotify.com/artist/4mkCOkY6t6jdAZDsnraDRH?si=43nzwDhWQBKLmdev7gYkMQ

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