Soffermarsi e divagare: intervista a Goliardo

Riccardo Buono, partenopeo, classe 2003, ispirato da Goliarda Sapienza, è un cantautore che ama dar vita ai propri pensieri attraverso la sua musica. E si racconta in questa interessante intervista

Ciao, Riccardo! Come ti sei avvicinato alla musica e perché hai scelto di chiamarti Goliardo (chiaro riferimento non solo alla “goliardia” come stato di ironica spensieratezza, ma anche alla scrittrice Goliarda Sapienza)?

Mi avvicino alla musica in realtà tramite mio fratello, provando a suonare la chitarra insieme a lui verso i 14-15 anni.

Il nome Goliardo sì, mi venne in mente dopo aver letto L’arte della gioia di Goliarda Sapienza (scrittrice secondo me molto sottovalutata e riscoperta tardi nella letteratura italiana), della quale nome e cognome mi impressionarono poiché costituiscono già un mondo. Difatti all’inizio la mia intenzione era proprio chiamarmi Goliarda Sapienza come nome d’arte. Ad ogni modo poi, credo che “Goliardo” sia un nome che unisce perfettamente le mie due personalità prevalenti: ironia e stronzaggine a cui viene data però sempre una visione contenutistica. Il presupposto di profondità e ascolto è il gioco.

Angelo è un brano differente dai tuoi precedenti, dall’atmosfera vagamente folk e che utilizza le parole per dare dei “pugni sonori”. Come nasce e cosa ti ha ispirato la realizzazione di questo brano?

Angelo è una persona che conosco ed esiste realmente, sebbene credo sia un pezzo che abbiamo scritto inconsciamente tutti. L’ho scritto piangendo mentre bevevo il latte. Per il resto è da ascoltare perché odio definire quello che faccio, sebbene non creda al mito del “definire è limitare”, poiché è un’espressione da contestualizzare.

Come si può vedere da come rispondo a quasi tutte le domande, alla fine più che parlare di quello che faccio mi soffermo a divagare su quello che penso. Vedi già il fatto che abbia usato i verbi “soffermarsi” e “divagare” nella stessa frase, ti fa capire la spasmodicità delle mie sinapsi.

Tu sei partenopeo, ma ho notato che nelle tue canzoni non ci sono parole dialettali, cosa che spesso caratterizza e rende unici i brani e gli artisti della tua terra. Come mai questa scelta?

L’arte si fa senza retropensiero, si fa per come ti esce e basta.

Si può fare un pezzo politico accorgendoti nel farlo che stai parlando di politica, si può fare un pezzo in napoletano accorgendoti nel farlo che c’è del napoletano sedimentato in quello che stai dicendo o scrivendo. Ne ho anche tra l’altro qualcuno in napoletano non ancora uscito, che tra l’altro mi piace molto. Me lo ero dimenticato sinceramente.

Quali sono i tuoi artisti musicali preferiti?

Dodò e l’albero azzurro.

Non saprò mai fare un olimpo nè tantomeno voglio dire sempre gli stessi, vengo da rock e cantautorato sostanzialmente, ma in questo periodo posso dirti che sto consumando Battiato, Kendrick Lamar, MF Doom, Bill Evans, Chet Baker, WILLOW e poi voglio fare qualche nome estremamente attuale: Shabaka e Mk.Gee.

Link per conoscere meglio Goliardo

Instagram: https://www.instagram.com/goliardo.o/

Spotify: https://open.spotify.com/intl-it/artist/22F20vUEFDj80qsPa53lSA?si=TtYGZwFqSq6COdlVDNfhVA

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