Abbagli necessari per crescere: intervista a Enrico Gal

Il ferrarese Enrico Gal, in questa intervista, parla della sua musica e dei rapporti umani (con varie sfaccettature) che l’hanno ispirata

Ciao, Enrico, come nasce la tua carriera musicale?


Scrivo da sempre o, per lo meno, da quando ne ho memoria. Più o meno una quindicina di anni fa mi sono messo una chitarra in mano ed è partito un mondo nuovo, potevo mettere in musica le mie introspezioni, i miei scritti. Ho scritto molte canzoni, poi mi sono deciso a portarle fuori; é giusto che anche le altre persone possano, spero, rispecchiarsi in quello che faccio. É nata la collaborazione poi con la mia etichetta grazie a delle demo inviate ed abbiamo iniziato a collaborare.

In Abbagli parli dei rapporti umani confrontati con la società odierna. Ti va di approfondire il discorso?


É una canzone che nasce in un periodo preciso della mia vita. Ho dovuto interfacciarmi con le persone che mi erano accanto a partire dalle amicizie, fino ad arrivare ai rapporti sentimentali. Molto spesso, questa società ci porta a non approfondire, a essere superficiali, l’apparenza sembra diventata lo strato che denota una persona e gli rende il valore che ha. Se ci penso, credo di aver imparato più dalle persone che la società chiama “gli ultimi”. Lo stesso vale per i rapporti sentimentali, ci focalizziamo su persone che pensiamo abbiano un valore per poi accorgerci scavando che ci siamo sbagliati. Ecco i cosiddetti “abbagli”.

Non é un processo facile, ma arrivare alla consapevolezza di attorniarsi di persone che ci fanno stare bene, a discapito di altre ci aiuta ad essere in pace con noi stessi. Infine, ho voluto usare una metafora per rendere meglio il concetto: “E ci innamoriamo poi di vespe che…scambiamo per api e qui ci pungono”… Concetto per le api che trovo romantico, possono pungerti una volta, e soprattutto per difesa per poi morire. Le vespe invece possono pungerti più volte e non rischiare la vita. Da lontano i due insetti sembrano uguali, ma da vicini no; da qui il significato degli abbagli che prendiamo. Se scaviamo e guardiamo meglio da vicino tutto viene a galla.

Quando tu dici che scrivere per te è un’esigenza, cosa è per te il concetto di “esigenza”? E poi: come nascono le tue canzoni?


“Esigenza” perché sento di doverlo fare. É un passaggio fondamentale per me mettere giù i miei pensieri, é quasi una terapia, una volta che sono sulla carta mi sono tolto quello che avevo dentro, dovevo farlo. Trasferirle poi in musica é il completamento del processo. Quando una canzone prende vita, é eterna e, se altri possono ritrovarsi, ancora meglio. Le mie canzoni non hanno una metodica definita nella composizione, a volte nascono le parole e rimangono parole non in musica, a volte nasce una melodia poi un’armonia ed infine le parole. É un processo che varia a seconda dei momenti. Cerco comunque di dare sempre importanza al testo.

Quali sono i tuoi artisti musicali preferiti?

Sono nato con il Seattle Sound. Eddie Vedder é “ l’ultimo dei Mohicani” di quel filone, ed é fonte di ispirazione per me. In Italia tutto il filone musicale di quegli anni, i Timoria e Omar Pedrini, che rimane per me formativo in quello che ha fatto nella sua carriera. E poi tutto il cantautorato italiano, sono un “tenchiano”, ma ascolto molta scuola genovese.
L’Indie attuale mi incuriosisce molto.

Link per conoscere meglio Enrico Gal

Instagram: https://www.instagram.com/enrico___gal

Per l’ascolto: https://verseone.me/abbagli

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