La vera esSenza: intervista ad Ambradea

Tra Roma e Londra, la sua profondità nel raccontarsi. Ambradea, in questa intervista, ci svela la sua essenza. Anzi, EsSenza.

Ciao, com’è nata la tua carriera musicale?


Mi sono innamorata di tante cose che riguardassero l’arte nella mia vita, dalla pittura, alla danza, alla recitazione. Il canto è stata l’ultima cosa ad entrare nella mia routine. Ho iniziato iscrivendomi ad un’accademia di Musical, la Musical Theatre Academy, che ho frequentato per tre anni, dopo aver vissuto per un anno a Londra e aver assaporato alcuni degli spettacoli più belli che abbia mai visto in vita mia. Da lì ho cominciato a studiare la musica seriamente, e non sapevo che mi avrebbe aspettato un lungo e tortuoso percorso, per liberare i demoni che mi portavo dietro. Cantare per me non è stato facile, ho dovuto affrontare tutto ciò che c’è al di là della semplice emissione vocale, sono dovuta andare a scavare dall’interno per riuscire, finalmente, a scegliere di voler cantare a tutti gli effetti e volerne fare una carriera.

Quindi nel 2021, dopo un fortunato incontro con la Lead Records, ho fatto uscire il mio primo singolo. Nei successivi due anni, seguita sempre dalla Lead Records, ne ho fatti uscire altri tre, per poi decidere di produrmi autonomamente e scrivere un disco, EsSENZA, uscito a marzo 2024.

Come nasce il tuo album EsSenza? Hai carta bianca per parlarne come vuoi

EsSENZA nasce dal bisogno di raccontare le cose come le vedo io. Nasce da un forte momento di disillusione nel quale ci si sente troppo sensibili per portare avanti delle idee, in un mondo che ti suggerisce altre strade. EsSENZA rappresenta per me un momento di rivoluzione interiore in cui ho messo a fuoco ciò che per me era veramente importante: fare musica che piacesse prima di tutto a me. Le cose migliori nascono sempre da momenti difficili in cui uno trova la strada per riemergere. Il disco racconta questo, racconta un viaggio attraverso me stessa, nel quale analizzo le varie forme della mia personalità, esprimo le mie idee, guardo in faccia chi sono.

C’è stata una concatenazione di eventi che ha fatto sì che trovassi le persone giuste con cui intraprendere questo viaggio. Abbiamo lavorato insieme soprattutto a livello umano, cosa che mi è mancata molto nelle prime fasi della mia carriera musicale. Si è creata l’energia giusta per aprire delle porte emotive che mi ha permesso di creare liberamente senza sentirmi giudicata, e questo è stato un tassello fondamentale per la riuscita del disco. Le canzoni sono uscite man mano che si entrava nel vivo del progetto, è stato tutto un divenire. Avevo in testa di creare un concept album nel quale c’è un inizio e una fine. I brani sono concepiti per essere ascoltati nell’ordine in cui sono stati selezionati.

Si parte da Mantra, il brano introduttivo, in cui si entra nelle atmosfere di un viaggio interiore, per concludere con Ambradea, un brano autobiografico ma scritto in chiave universale, per esprimere tutto ciò che l’arte mi regala, e come mi fa sentire.

La tua carriera si divide tra Roma, la tua città, e Londra. Quali approcci senti che le due città abbiano attualmente nei confronti di chi fa musica?


Purtroppo, questa è una domanda che mi sono fatta molte volte, la cui risposta non è proprio incoraggiante. Londra mi ha regalato l’idea che esista la vera libertà di espressione, cosa che qui non sento sempre. Si è vero, si cerca di andare in una direzione nella quale ognuno è libero di esprimersi senza giudizi, ma la strada è ancora lunga, siamo ancora troppo radicati e di poche larghe vedute. Stiamo perdendo il fine primo dell’arte, che è quello di unire le persone attraverso messaggi universali. Oggi però non si portano avanti gli artisti che hanno veramente qualcosa da dire e sono convinta che nel sottobosco di questo paese se ne nascondono a migliaia.

Conosco, di contro, alcuni artisti italiani che hanno scelto di spostarsi all’estero, proprio per i motivi di cui sopra, e che riescono vivere di musica, cosa che qui in Italia è ancora molto difficile, perché non viene considerato un lavoro a tutti gli effetti. Ma soprattutto… possibile che nel 2024 stiamo ancora parlando di queste cose?

Quali sono i tuoi artisti musicali preferiti?


Tanti. Le mie muse ispiratrici sono da sempre quelle che considero le regine della musica: Aretha Franklin, Tina Turner, Annie Lennox, Janis Joplin. Con loro non c’è storia. Ma ce ne sono tante e tanti altri a cui mi ispiro, sia per la personalità ed il carisma, si per il loro modo di decodificare i messaggi attraverso la musica. Ognuno di loro ha una profondità emotiva tale da avvicinarsi molto al mio modo di percepire le cose. Sto parlando di Florence and the machine, Bjiork, Kate Bush, Tracy Chapman, Javier Rudd, JP Cooper, e ultimamente, la mia grande scoperta: St Vincent. Adoro questa artista e trovo che sia di una versatilità enorme, teatrale, pungente, accattivante e preparatissima a livello musicale. Sto studiando assiduamente St Vincent perché credo che abbia molte sfumature dalle quali trarre ispirazione e trovo che parli in un codice musicale con il quale, in qualche modo, sento una certa affinità.

Link per conoscere meglio Ambradea

Facebook: https://www.facebook.com/ambradea.off

Instagram: https://www.instagram.com/_ambradea

Spotify: https://open.spotify.com/intl-it/artist/3BQbtMiA8dOOV57YrEY8nb?si=Mmo4dbjcQyS7p7VfaTNdiA

Lascia un commento