“Scugnizzi per sempre”: una bella storia sportiva

C’è stato un periodo, tra la fine degli anni 70 e i primi anni 90, in cui una squadra di provincia, la Juvecaserta, aveva portato in alto il basket italiano. Un documentario di Raiplay ne ripercorre la storia

Siamo alla fine degli anni ’70 e un lungimirante imprenditore del Nord trasferitosi a Caserta, Giovanni Maggiò, fa crescere una piccola squadra di basket piena di giovanissimi e volenterosi talenti. Il potenziale è enorme, ma, salendo di livello, la città non ha un palasport degno di essere chiamato con quel nome e dove poter ospitare partite importanti. Così, il Maggiò fa costruire il Palamaggiò e “alleva” la squadra come se fosse una famiglia allargata. Arrivano allenatori e giocatori anche dall’estero: dall’allora Jugoslavia al Brasile, passando per l’Uruguay. Due ragazzi, Nando Gentile ed Enzo Esposito, appena adolescenti e appassionati di basket fino a farlo diventare l’unica ragione di vita, crescono proprio nella Juvecaserta, dove diventano campioni. Sono loro gli “scugnizzi” del titolo.

La squadra è talmente forte da sfidare avversari importanti durante tutti gli anni 80, ma senza vincere mai lo scudetto. Poco si poteva contro colossi da Milano o Bologna, terre di tradizione, per quanto riguarda la pallacanestro. Eppure… il miracolo avviene nel 1991, quando quello scudetto arriva. E poi… e poi le cose iniziano a cambiare e nulla sarà più come prima; nemmeno il Palamaggiò, oggi abbandonato, dopo un incendio doloso. Ma la Juvecaserta esiste ancora? Niente spoiler!

Un documentario quasi poetico

Questo è il succo di un interessante documentario in sei puntate su Raiplay, pronto a raccontarci una storia sportiva, ma, ancor prima, umana, fatta di passione, perseveranza e incoscienza, caratteristiche necessarie quando si è giovani. Non intervengono solo i protagonisti, ormai uomini maturi, ma anche giornalisti dell’epoca, tifosi, rivali (tipo Dino Meneghin o il mitico Dan Peterson, che fu allenatore dell’Olimpia Milano).

I pro di questo documentario:

  1. la storia, molto umana, prima che sportiva

2. i numerosi filmati e foto dell’epoca

3. il finale commovente, con relativa rimpatriata di tutti

Contro:

  1. gli episodi centrali sono prolissi, pieni di racconti di partite e di aneddoti sulle squadre

2. le ricostruzioni dell’epoca, con i due ragazzi che interpretano Nando ed Enzo, sono un di più, ma di troppo

Lascia un commento