“Pesci piccoli”, serie grande

Vedere Napoli rappresentata in modo completamente insolito e, in effetti, realistico. Ma soprattutto, una meta-serie (dato che i protagonisti lavorano davvero in un’agenzia di comunicazione partenopea), con momenti esilaranti e un po’ di amarezza. Pesci Piccoli è davvero una serie diversa. Anzi, grande.

Una Napoli diversa, un po’ periferica (la zona è quella dopo il Centro Direzionale), ma non in senso sociale, perché si svolge “fisicamente” in periferia e non si parla della periferia come luogo ai margini e di emarginati. In effetti, è strano inserire una storia napoletana senza parlare dei soliti discorsi socio-politici, della camorra o, sul versante opposto e tutto positivo, della terra tutta “sole, mare, pizza, mandolini, neomelodici e Pulcinella”. Insomma, niente luoghi comuni su Napoli, finalmente!

Ecco, già questo è un enorme punto a favore di una serie in grado di parlare di lavoro e di un’agenzia di comunicazione che non sta a Milano, ma al Sud, a Napoli. Finalmente una “de-milanesizzazione” del mondo del lavoro e nemmeno vicina al buttarla in caciara spesso rappresentato in quel di Roma (come in Boris). Napoli è un luogo dove si può lavorare e bene, anche quando non si ha un grande budget, anche quando si cerca di crescere un passo alla volta. Perché nell’agenzia della serie ognuno fa la sua parte, il suo lavoro, cercando di svolgere il proprio ruolo bene nonché con serietà. Anche quando ci scappa la risata o una situazione bizzarra.

La serie, in pratica

La serie ruota attorno a situazioni comiche e surreali che coinvolgono un gruppo di personaggi interpretati dai membri dei The Jackal (che mantengono i loro nomi reali). Ci sono, ad esempio, Ciro Priello (vero cognome Capriello), Fabio Balsamo, Aurora Leone, Gianluca Fru (Colucci), ma anche attrici rivelazione come Martina Tinnerello, nel ruolo della team manager, così come la Veronica Mazza conosciuta a Un posto al sole. Ogni episodio presenta una storia breve e divertente, spesso basata su situazioni di vita quotidiana o su cliché della cultura attuale. Presenti anche delle graditissime guest star, come Giovanni Muciaccia (sì, proprio Mr. Art Attack) e Herbert Ballerina, nel ruolo di un inconsistente influencer che sa solo scivolare sui pavimenti.

I The Jackal, con questa serie, anzi, meta-serie (dato che, nella realtà, quello è il lavoro che fanno, anche se con altri e alti livelli), riescono a creare un connubio perfetto tra umorismo intelligente e satira sociale, grazie anche a dialoghi taglienti e ricchi di battute. Questo fortunato gruppo riesce a cogliere l’essenza delle situazioni quotidiane e a esagerarle in modo divertente. La serie si avvale anche di una buona dose di sarcasmo, che viene dosato con maestria per offrire un umorismo pungente ma mai eccessivo. Un altro punto di forza della serie è la sua durata. Gli episodi sono brevi e incisivi, permettendo al pubblico di gustarsi una rapida ma intensa dose di comicità, senza stancarsi.

Ma soprattutto: viene voglia di lavorarci, in questa agenzia periferica e così umana, perché si ride, ma si lavora anche e scrupolosamente, alla faccia di chi dice che, da Roma in giù, la gente non abbia voglia di lavorare.

Infine, c’è qualcosa che mi preme sottolineare: quanto è brava Aurore Leone, una che è partita da Italia’s Got Talent e che ha tutte le carte in regola per diventare una delle migliori attrici comiche dei prossimi anni!

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