
Lasciando perdere le canzoni natalizie per eccellenza, ossia quelle classiche statunitensi (che rievocano la famiglia tradizionale anni 50 davanti al camino e con un maestoso albero di natale), parliamo di musica pop, quella da classifica, ma a tema natalizio. Per capire se per noi siano consuetudine o un trigger sempre più insopportabile
C’è una convinzione dura a morire: che le canzoni natalizie pop siano, per definizione, rassicuranti. Che portino gioia. Che “scaldino il cuore”. Ogni anno, puntualmente, le radio o le playlist di negozi, supermercati e centri commerciali, le rispolverano, propinandocele con tutte le buone intenzioni possibili. In realtà, per molte persone non sono un piacere musicale ma uno stimolo condizionato, ripetuto fino allo sfinimento, che agisce più come un riflesso pavloviano che come un ascolto consapevole.
Non le scegli, quelle canzoni. Le subisci. Le canzoni natalizie non chiedono attenzione, non chiedono ascolto: chiedono adesione emotiva. Devi riconoscerle, sorridere, entrare nel clima. E se non lo fai, il problema sembri tu.
Musica a scadenza annuale
Dal punto di vista musicale, il repertorio natalizio pop è ridotto, statico, fossilizzato. Gli stessi brani tornano ogni anno, identici, impermeabili al tempo e al contesto. All I Want for Christmas Is You di Mariah Carey, Happy Xmas (War is over) di John Lennon, Do they know it’s Christmas dei Band Aid: non vengono ascoltati, vengono riconosciuti. La loro funzione non è estetica ma segnaletica. Servono a dire: “È Natale”. Come una decorazione sonora obbligatoria. Non attivano piacere: attivano memoria.
Attenzione, però: l’arci-sdoganata Last Christmas degli Wham, attribuita al noto e impietoso gioco della Whamageddon, è bellissima e non crea alcun fastidio. Mai. Idem per Driving home for Christmas di Chris Rea, ma qui si sfocia nella raffinatezza.
La gioia forzata
Il problema non è “non amare il Natale”. Il problema è che la gioia raccontata dalle canzoni natalizie è una gioia indotta.
Presuppone:
- una famiglia funzionante
- una casa piena
- una ritualità condivisa
- un senso di appartenenza mai messo in discussione
Chi è fuori da questo schema — per lutti, fratture familiari, solitudine, precarietà emotiva o semplicemente per una storia personale più complessa — non trova conforto in queste canzoni. Trova confronto forzato, se non tristezza.
Spegnere non è cinismo, è autodifesa
C’è chi spegne Mariah Carey non per snobismo o per aridità, ma per protezione emotiva. Perché non vuole essere trascinato in un immaginario che non gli appartiene o che in quel momento fa male. Rifiutare le canzoni natalizie non significa rifiutare la gioia. Significa rifiutare una gioia prescritta, obbligatoria, rumorosa.
Per fortuna, il Natale passa.


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