L’amore è pop (dai media alle app)

Dagli annunci sui giornali per trovare l’anima gemella, passando per programmi televisivi di dubbio gusto, fino ai tempi in cui il web, i social e le app sono diventati gli strumenti per nuovi partner…Signore e signori: l’amore è pop. Molto pop. Forse anche troppo, visto che la comunicazione tra persone, alla fine, è sempre meno autentica e parecchio filtrata.

Non avevo intenzione di tirar fuori un articolo “da boomer”, perché, figuriamoci, non è mai stata parte di me quella componente velatamente -e nemmeno tanto – tossica del “ai miei tempi/un tempo, ecc”. Perché no, il mondo cambia, evolve e, mentre lo fa, non si fa scrupoli di agire in meglio o in peggio. Questo è un blog di cultura pop e se, davvero, c’è un argomento che più pop non si può, quello è l’amore. Già, quella cosa che per alcune persone è bella, per altre meno, per altre…boh…se l’amore non arriva che possiamo saperne?

Ed ecco che, per chi l’amore non lo trova, il mercato ha sempre voluto fiutare come un segugio un sentimento che, nelle forme più svariate, muove il mondo e lo porta avanti da quando esistono le forme di vita. E i media, dai giornali alla tv fino al web, ci hanno sguazzato e lo fanno ancora, parecchio, come se l’amore fosse un accessorio da esporre in bella vista, se non da coltivare, per lo meno, come una piantina. Nella speranza che arrivino i frutti e che frutti: succosi, maturi e perfino redditizi. Ma l’amore è appunto, un sentimento, non una pianta, non un calcolo né un prodotto. Eppure…

Cuori solitari cercasi

Dall’agenzia matrimoniale agli annunci sui quotidiani, l’innamoramento si sposta dalla piazza alla carta stampata e ha resistito, più o meno, per tutto il Novecento.

Uomo serio, 30 anni, ingegnere, cerca compagna per onesto matrimonio”: le rubriche dei cuori solitari nei giornali avevano testi simili, con linguaggio sobrio, ruoli rigidissimi e pochissimo spazio a disposizione. Se sono andate avanti per anni, queste rubriche, vuol dire che qualcosa funzionava. Contenti loro.

Amore in prima serata

Gli anni 80 e 90 hanno fagocitato la tematica dell’amore, cavalcando la pancia della gente, incollandola al tubo catodico come se i sentimenti, filtrati da conduttori tv, avessero maggiore appeal. L’amore crea business.

Ed ecco che Marco Predolin (e poi Corrado Tedeschi), negli anni 80, presentava Il gioco delle coppie, un dating show all’americana in forma di gioco, in cui le coppie che “si formavano” vincevano un viaggio premio. Alla fine, però, era un programma per casalinghe insoddisfatte dall’amore. Ironia della sorte.

Molto più interessante, ma negli anni 90, Colpo di fulmine, in cui Alessia Marcuzzi (e poi Walter Nudo e Michelle Hunziker, seguiti da Rebecca Ream) fermava a caso per strada -in varie città italiane- una persona single e cercava di presentargliene un’altra, per capire se fossero un potenziale coppia per un viaggio insieme. Era bello vedere i centri storici delle aree urbane nostrane; lo ammetto.

Maria, salvaci tu

Gli anni 2000 sono appannaggio di Maria De Filippi, che, con C’è posta per te e Uomini e Donne, ha messo l’amore nella piazza televisiva, tra lacrime, trash, presunta autenticità e personaggi da avanspettacolo dei sentimenti. La De Filippi come una la sacerdotessa delle “second chance”. Il pubblico giudica, parteggia, si commuove. Ma si fa anche delle grasse risate, per l’involontario effetto grottesco del tutto.

Swipe, botox e cuoricini

Prima l’arrivo delle chat (IRC, MSN, Netlog), passando per i siti web d’incontro fino ai social (Facebook, Instagram, Snapchat), giungendo, in fine, alle dating app (Tinder, Bumble, Hinge) cambiano tutto. L’incontro diventa “gesto tattile” (swipe) ma anche più effimero e dalla TV al telefono ognuno è regista della propria scena amorosa. Si scelgono persone come su un catalogo, come se fossero prodotti, in base alla loro bio, a come si mostrano, alle vibrazioni che, anche una sola foto (spesso ritoccata) può trasmettere. Artifici virtuali (per non parlare di quelli fisici, tra filler e botox, sempre più diffusi) e corpi che si mostrano, scambiando i sentimenti, perfino la chimica, come oggetti che si scelgono sulle piattaforme di e-commerce.

Poi ci si mettono le seghettine costosette con Only Fans e allora ok, non serve nemmeno l’amore, in quel caso. Ma tanti kleenex, quelli sì. Ma non voglio uscire fuori traccia né sembrare bacchettona.

L’amore è così pop che non si riconosce più

Però, ecco, se poi due persone si conoscono, per caso, dal vivo, in luoghi che frequentano, e magari si attraggono, si piacciono o anche, semplicemente, si incuriosiscono reciprocamente, non sanno poi davvero distinguere quello che potrebbe davvero essere un sentimento autentico. E, magari, preferiscono le dating app o flirtare su Instagram (anche su Tik Tok, ma, chiedo venia, non so come si possa fare)!

Perché l’amore ormai è talmente pop da non riuscire a venire fuori nella maniera più autentica, portando le persone a non comunicare davvero più tra loro, a giocare di strategie suggerite sul web dai fuffaguru del love coaching e che rendono tutti più diffidenti e magari più stronzi, perché più si ignora il prossimo, più si è figo. Non sia mai ad essere gentili e/o amorevoli.

Siamo arrivati a questo e, mannaggia, ho appena scritto un contenuto da boomer.

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