
La musica di oggi fa schifo? Siamo davanti a una disfatta sonora? Oppure, semplicemente, è uno schema che si ripete di generazione in generazione?
La musica di oggi fa schifo? Sembra un po’ un mantra o, forse, più una frase fatta. La lamentela, poi, è doppia e tripla sui social, “luoghi” in cui in tanti sono bravissimi a criticare e molto meno a proporre anche semplici idee e/o soluzioni. Eppure, non sono le generazioni più anziane a lamentarsi. No, quelle sembrano spesso curiose. Gli anziani sono curiosi come bambini, perché a una certa età si torna bambini ed è una realtà di fatto.
No, a essere pedanti, ai limiti del rancoroso, sono le generazioni che, pur non essendo più giovanissime, non sono nemmeno anziane. Mi riferisco in particolare alla fascia 40-65 anni, ma potrei anche scendere fino ai 30-35. Sono fasce di età che non vogliono andare oltre il proprio naso, che scelgono, per partito preso, di non voler aggiornarsi, prese da “la musica dei miei tempi”.
Sì, ma la musica di oggi…
… è qualcosa che rimane poco per un solo e unico motivo: la facile fruizione. Le piattaforme digitali diffondono tantissima musica e, tra mainstream e prodotti indipendenti, c’è un caos di ascolti, che, per motivi “neuroscientifici”, rimangono poco e non lasciano ricordi indelebili nella testa.
Che poi ci sia tanta musica brutta, beh, quella c’è sempre stata. Oggi è uso comune prendersela con l’autotune, ma gli artifici sonori, nel canto, ci sono da parecchio. L’autotune lo usava Cher in Believe, così come i Rockets utilizzavano artifici oppure Giorgio Moroder.
Ma soprattutto, sulla questione “musica brutta” ho fatto un video nel mio canale youtube (iscrivetevi!), in cui racconto il meccanismo con un monologo un po’ strambo, ma spero efficace.

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