Lo strano caso dei Plastico, band italiana dissolta nel nulla

Una band a cavallo tra due decenni, gli anni 90 e i 2000, che fece un piccolo, piccolissimo botto, per poi dissolversi nel nulla. Non solo una meteora, ma anche una band sparita da ogni circuito della nostalgia né presente nemmeno per sbaglio. Perché sul web le tracce sono pochissime e per Spotify non sono mai esistiti.

Alcuni anni fa, mi ero imbattuta in un articolo dei deliziosi ragazzi di Orrore a 33 giri e avevo pensato: cavolo, sì, ora me li ricordo! Li avevo completamente rimossi e, quindi, come si dice oggi: “ricordo sbloccato!”.

Parlo dei romani Plastico, il cui ricordo si era davvero dissolto nel nulla, come loro, del resto, sciolti nel 2003. Non ho intenzione di aprire una rubrica sulle meteore, c’è chi lo fa da tempo e sicuramente meglio di quanto potrei io. Dei Plastico voglio parlare per la loro strana vicenda, che, senza un motivo ben preciso, li ha fatti dissolvere nei ricordi, nelle radio, nel web e, soprattutto, nello streaming.

Andiamo con ordine. Nel 2000 (perché era il 2000, vero? Ecco, appunto, non ne sono del tutto sicura, perché il ricordo di questa band è offuscato! Accidenti, ricordo benissimo i cantanti e band anni 80 e non ricordo l’uscita precisa di una canzone dei Plastico, in anni più “recenti”?) uscì la loro Tubo, con relativo video sull’allora TMC2, poi assorbita da MTV Italia. Dai miei personali ricordi doveva essere la primavera del 2000, con i miei primi esami universitari. Contemporanea, quindi, della ben più indimenticabile Too much of heaven degli Eiffel 65, che le radio mandavano fino alla nausea, soprattutto tra maggio e giugno di quell’anno. Brano orecchiabilissimo e gradevole, in stile Prozac +, Tubo era, per così dire, parte di quel piccolo pop “punk” (molto virgolettato, appunto) tanto caro alla musica nostrana a fine anni 90 e che divertiva un po’ le radio mainstream e un po’ i circoletti indie, musicali e non.

In autunno uscì Strani Sintomi, dal taglio più pop. Poi di loro si sentì parlare fino al 2002 circa, compresi la partecipazione a Sanremo Giovani con il brano Fruscio e l’album Sensibile al tatto, seguito da Incontri Casuali.

Fondati nel 1998 da Diana Tejera, cantautrice già nota nei circuiti romani e tuttora presente come cantautrice indipendente e impegnata in vari progetti (quindi non sparita, ma tutt’altro), i Plastico si sciolsero nel 2003 e della loro musica non si udì più alcuna nota. Vecchi articoli sul web, zero streaming e video sparuti e dal pessimo audio su Youtube. Su Spotify non ci sono i loro dischi. Perché è andata così? Nella rete è pieno di artisti sconosciuti, anche del passato (persino degli anni 70 e 60!), compresi cantanti cosiddetti “regionali” (tra cui il compianto partenopeo Patrizio, morto nel lontano 1984, tanto per far un esempio). Mistero.

A parte l’articolo del già citato Orrore a 33 giri, si trova, su di loro, un trafiletto dei primi anni 2000, con foto sgranate e i “segni del tempo” per il sito che lo ospita (stranamente ancora online). C’è anche un link di Last.fm, che forse nessuno ascolta più. Se qualcuno si ricorda di loro o se la stessa Tejera vorrà far inserire i dischi dei Plastico su Spotify, non sarebbe una cattiva idea. Se non altro, per dar giusto spazio alla piccola parentesi di una delle tante band italiane che un posticino nei ricordi di qualcuno di noi ce l’avrà di sicuro.

Chissà se un giorno uscirà un’intervista proprio a Diana qui su Il Metrònomo… Vogliamo augurarcelo?

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