Xennial: una generazione oscillante (e dimenticata)

I Gen X meno attempati, ossia gli Xennial, quelli che sono troppo giovani per essere considerati Gen X (ma fino al 1980 lo sono) e troppo vecchi per sentirsi veri Millennial (perché sono nati fino ai primi anni 80). Una generazione dimentica e che non si sente rappresentata da niente e nessuno. Come se, davvero, noi non esistessimo.

Sono una Gen X, perché sono nata nel 1980, l’ultimo cosiddetto anno di quella generazione. Sono, però, troppo giovane per aver raggiunto lo status di certi over 45/50 e non sono più giovane quanto un Millennial. Allora, sono una Xennial, parte di quelle persone nate tra il 1977 e il 1982 circa e di cui nessuno sembra davvero parlare più. Non più troppo Gen X e nemmeno tanto Millennial.

Non mi sento rappresentata da nessuno e non parlo dal punto di vista della politica (perché quella è una cosa che non avviene da un pezzo), ma a livello sociale. Non rientro in nessuna statistica, dato che si parla sempre e solo di Boomer e di Gen Z. In un Paese di vecchi, quindi anche e soprattutto di Boomer -che continuamente ricordano i loro bei tempi e denigrano i più giovani- noi Xennial però non siamo quei giovani. Perché non siamo più così giovani. Siamo nati e cresciuti con tutto l’analogico possibile e il primo cellulare lo abbiamo avuto al massimo all’università o dopo il diploma. Siamo vintage nel DNA, ma siamo stati i primi a saper davvero usare la tecnologia. Purtroppo, siamo stati fagocitati da un sistema di vita che guardava troppo a quello dei Boomer, al loro status di benessere raggiunto, che però noi non abbiamo mai raggiunto e né, credo, lo faremo. Perché ai corsi di pilates e aquagym in palestra non ci siamo noi Xennial ma tanti boomer che possono pagare profumatamente pacchetti ginnici benessere, mentre i Gen Z hanno soldi solo per la sala pesi e iniziano a snobbare le vecchie forme di lavoro, ai limiti dello sfruttamento. Le stesse che, invece, hanno coinvolto noi, che abbiamo fatto famiglia perché lo chiedeva la società, immersi in matrimoni già stanchi per la noia e il troppo lavoro e con lo stipendio che è la metà di quello dei boomer. Oppure la famiglia non ce la siamo fatta (come nel mio caso) perché sentiamo il peso di una libertà che abbiamo paura di perdere, in nome di sacrifici difficili da sostenere, perché non abbiamo le spalle coperte dei boomer né la sfrontatezza dei Gen Z. Il nostro tempo non è stato, non è e non sarà, a quanto pare.

I Gen Z, target dei boomer. E noi?

Lo vedo nei programmi tv, fatti dai boomer per attirare i Gen Z (senza riuscirsi, a meno che non sia il Sanremo di Amadeus); nei podcast (in cui si spiegano cose che noi Xennial conosciamo bene; ma il target è la Gen Z, che spesso non conosce nulla prima del 2010!); nelle serie tv (così inclusive e politicamente corrette: perché il target è la Gen Z, ovviamente!): noi non contiamo più un c***o! I Gen Z perculano i boomer; questi ultimi odiano i Gen Z e noi? No, nessuno ci odia (figuriamoci amarci!).

Però basta poco per incasellarci: si fa il nome di un programma tv per ragazzi pomeridiano, si tira fuori un anime (cartone animato, per i più), un sigla mitica, un programma Fininvest e Bim Bum Bam, il Festivalbar, I Cavalieri del Re, Cristina D’Avena ed eccoli accontentati, gli Xennial. Noi, gli scemi venuti su nel benessere degli anni 80, nello scazzo dei ’90, nella nullità dei 2000 ed invecchiati dal 2010 in poi. Quindi, un attimo, ci bastano poche cose per sentirci esistenti? Noi che oscilliamo tra passato e presente, da cosa ci dobbiamo sentire rappresentati?

Non è per vittimismo, ma nessuno parla davvero più di noi e, comunque, non lo si faceva nemmeno prima. Quando ero adolescente o ventenne, nessuno parlava della mia generazione e non eravamo target davvero di nulla. I boomer si tengono stretti ciò che hanno, i Gen Z stanno provando a strapparglielo e noi? Avremmo dovuto fare la stessa cosa? E perché non lo abbiamo fatto?

Ma forse c’è ancora tempo. E allora…prendiamocelo quello spazio, tra una sigla tv e una puntata del nostro anime vintage preferito!

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