Il cuore è un hard disk: intervista ai Tutte le cose inutili

Lao e Meo, toscani di Prato, sono i Tutte le cose inutili e parlano di amore, rabbia e vita nella loro musica. E sono pronti a raccontarlo in questa intervista.

Ciao! Raccontatevi: chi siete, di dove siete e come siete nati.


Ciao, siamo Lao e Meo e dal 2011 siamo Tutte Le Cose Inutili. Veniamo da Prato ma abbiamo fatto il primo concerto della nostra vita a Genova, abbiamo conosciuto la geografia d’Italia grazie ai concerti e in questi anni abbiamo pubblicato tre dischi, tre libri e suonato in oltre 350 concerti, dal Trentino alla Sicilia. Ci mancano ancora Molise e Valle d’Aosta ma rimedieremo. Siamo nati dopo un concertino che io (Lao) feci da solo in uno skate park in provincia; Meo tra il pubblico di amici mi vide e mi chiese “posso darti una mano?” E da lì non ci siamo più fermati, abbiamo dormito in macchina, ci hanno distrutto la macchina in Puglia, abbiamo suonato nelle libreria, sulle spiagge, nei centri sociali e nelle case della persone. Facciamo il cantautorato punk, lo facciamo tutti i giorni dopo le 18, appena usciti dall’ufficio.

Avrai sempre un posto nel mio hard disk è un disco dirompente, un po’ cinico, ma pieno di voglia di reagire alle varie sfaccettature della vita, specie quelle più “noiose” e apparentemente insignificanti. Vi va di raccontarne la genesi?


A fine 2019 abbiamo fatto l’ultimo concerto a casa per chiudere un tour lunghissimo. Per l’occasione abbiamo stampato 50 cassette blu. Eppure non avevamo paura, si è chiamata. Avevamo intenzione di fermarci per scrivere il disco nuovo e non pensavamo che da lì a tre mesi si sarebbero chiusi tutti, forzatamente, a scrivere i loro dischi privati. Per la prima volta rispetto al passato, Meo è arrivato in sala prove con tantissimi fogli scritti da lui, e superata la paura iniziale, abbiamo iniziato a leggerli, a ritagliare le frasi che ci piacevano di più, abbiamo messo insieme molte cose che ci sembravano potenti, e da lì a poco è nata la prima canzone, Allontamarsi. Poi via via il disco si è composto, è nato da solo, e ci siamo resi conto soltanto più tardi che le canzoni erano come capitoli di una storia, anzi della storia che tutti hanno vissuto, la storia di quando le cose finiscono. Dallo spaesamento di quando ti accorgi che sei rimasto da solo, ai momenti di rabbia (Tardi tardissimo), ai momenti in cui senti il bisogno di una spalla di un ragazzone per piangerci sopra, fino al congedo, alla realizzazione che quella mancanza lascerà un vuoto incolmabile, ma indimenticabile.


Però mi incuriosisce questa scelta dell’hard disk come metafora del cuore umano. Perché avete optato per questo “freddo” mezzo di archiviazione?

Noi siamo nati nel 1990 e abbiamo conosciuto i computer e poi gli hard disk molto presto. Anzi, quello scatolone nero attaccato col cavo al pc è proprio figlio dei nostri anni. Dentro ci finiva tutto quello che esondava dai computer e dai telefoni e dalle loro scarse memorie del tempo; e lì andavano a morire tutti i nostri ricordi, le foto (non sono più stampate negli album), i progetti cominciati e lasciati a morire, le cartelle gonfie di musica scaricata illegalmente su Emule. Eravamo adolescenti e crescevamo, e il futuro era tutto da scrivere e davanti a noi. Le chitarre e le batterie però c’erano già.

Nell’hard disk sopravvivono i nostri ricordi e ci piace pensare che, nonostante tutto, una persona che se ne va dalla nostra vita lasci una traccia definita e indelebile nei nostri ricordi, nel nostro cuore. Inoltre, l’hard disk, come macchina e come insieme di ingranaggi, forse è un modo per riguardarsi indietro nei ricordi in modo lucido e razionale, senza che tutta una serie di passioni umane vada a confondere e dare un senso diverso a ciò che è stato. Un modo per riguardarsi indietro come si guarderebbe un film, senza la fitta di un dolore vero, ma soltanto un magone velato.


Quali sono i vostri artisti musicali preferiti?


Ci piace un sacco di musica, abbiamo consumato un miliardo di cd quando avevamo una macchina con il lettore cd, abbiamo scaricato milioni di dischi in free download e altri illegalmente. Il 99% della musica che ci piace è cantata in italiano, poi c’è The Sleeping Three. Ci piacciono molto quelli piccoli, quelle piccole leggende che fanno imprese eroiche e silenziose come le nostre. Delle nostre parti amiamo i Tonno, che suonano ancora le benedette chitarre e non hanno le basi.

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