Perché Edoardo Vianello è (ancora) il re delle estati italiane

Chi di noi non sa a memoria almeno una canzone di Edoardo Vianello? C’è chi dice di sì e chi mente. Perché le sue canzoni hanno attraversato interi decenni, dagli anni 60 del Novecento, arrivando fino a noi, che viviamo ormai in pieno XXI secolo? Scopri di più!

Il pioniere dei tormentoni estivi

Nei vibranti anni ’60, quelli del boom economico italiano e della voglia di spensieratezza, dopo la ricostruzione post-bellica del Paese nel decennio precedente, emerge lui, Edoardo Vianello, giovanotto romano classe 1938. Inizia a incidere canzoni senza davvero, per sua stessa ammissione, essere convinto di voler fare il cantante tutta la vita e credendo poco nel successo delle sue canzoni, spesso a tema “balneare”, orecchiabili e ballabili (eh, però erano arrangiate da Ennio Morricone; sì, quello e non l’ultimo arrivato). Non soffriva della cosiddetta Sindrome dell’Impostore, ma, semplicemente, aveva iniziato a cantare per divertimento, al contrario di tanti che, oggi, incidono una canzone solo nella speranza di “sfondare”. Con Pinne, fucile ed occhiali, Guarda Come Dondolo, Abbronzatissima, Il Peperone, Tremarella e altre ancora si è imposto nelle classifiche, nei juke box e, soprattutto, nelle vite degli italiani, come un vero e proprio maestro nell’arte di creare tormentoni estivi che avrebbero dominato le spiagge e le radio nostrane.

Quel suo atteggiamento di non volersi prendere sul serio si è dimostrato il vero punto di forza delle sue canzoni, riuscendo magicamente a catturare l’essenza della stagione estiva. Ottimismo, spensieratezza e gioia di vivere al limite del contagioso hanno caratterizzato quei giorni d’oro dell’Italia delle vacanze lunghe (anzi, si diceva “villeggiatura”) e della genuinità al sapore democristiano (e così ancora fortemente patriarcale). Le sue canzoni hanno, infatti, rappresentato un’evasione dalla routine quotidiana, un invito a ballare, a godere della libertà e ad abbracciare la vitalità del momento.

Le sue canzoni, oggi

Perché le canzoni di Edoardo Vianello sono arrivate fino a noi, senza sembrare sorpassate e ancora amate e canticchiate? Potrei provare ad analizzarne il fenomeno a punti:

  1. melodie e testi semplici: le melodie sono semplici, ma non banali, così come gli accurati arrangiamenti, che, però, entrano in testa facilmente. I testi, dalla freschezza e immediatezza, sono semplici da imparare. Le canzoni di Vianello, poi, ce le hanno insegnate genitori e nonni da piccol* e non ce le siamo più dimenticate. Si può parlare di un certo “imprinting” musicale, arrivato anche con le sue canzoni.

2. omaggi e nuove interpretazioni: l’omaggio che artisti contemporanei offrono alle canzoni di Vianello rinnova costantemente l’interesse verso il suo repertorio. Ma soprattutto: negli ultimi anni sono diversi gli artisti che studiano a tavolino come creare tormentoni estivi dal sapore un po’ anni 60, proprio come le canzoni di Vianello (nonché interpreti a lui contemporanei).

3. temi universali: i temi trattati nelle canzoni di Vianello, come l’amore, la gioia e l’entusiasmo per la vita, l’estate, il bagno al mare, l’abbronzatura sono immortali e sanno parlare anche alle generazioni successive.

4. inserimento nella cultura pop: le canzoni di Vianello sono state utilizzate in film, serie televisive e pubblicità, trasformandole in elementi riconoscibili dell’immaginario collettivo. Questa esposizione ha contribuito a mantenere vive le sue opere anche nell’attenzione delle generazioni più giovani.

P.S. : questo articolo l’ho scritto a Ferragosto 😉

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