La libertà di cadere: intervista a Lisa Manara

Classe 1992, imolese, Lisa Manara, cresciuta con la musica, è una cantautrice raffinata e profonda. Tutto ciò emerge in questa intervista

Ciao, Lisa, com’è iniziata la tua carriera musicale?


La musica è sempre andata di pari passo con la mia vita, è cresciuta con me. Ricordo mio babbo che il sabato pomeriggio faceva rimbombare la casa a suon di gira dischi, ascoltando Pink Floyd, Dire Straits,Queen, Bowie e tutta l’ondata del rock inglese anno 70; mia mamma che suonava il pianoforte appassionata delle sonate così intense di Beethoven  e mio nonno che dopo il pranzo della domenica ci intratteneva con la sua fisarmonica e il suo canto. All’età di 5 anni, mia mamma, quindi, mi propose di iniziare un corso di musica che si chiama Yamaha, corso propedeutico che associa il gioco allo studio del pianoforte e allo sviluppo dell’orecchio musicale tramite la voce. Da quel momento, non ho mai smesso di studiare. Per anni ho studiato il pianoforte classico, ma sentivo che la voce era lo strumento che mi permetteva realmente di esprimere ciò che la musica mi richiamava e di entrare in armonia con le mie emozioni.

Lasciami cadere è un brano che richiama due temi importanti: il rapporto col proprio padre e l’importanza del pianoforte nella musica (la tua, ovviamente). Ti va di approfondire meglio questo aspetto?

Nel testo ci sono immagini caotiche e frammentate che vogliono evocare la sensazione vissuta per il rapporto ambivalente con il padre, di questa claustrofobica vicinanza e lontananza, l’uno il riflesso dall’altro, da cui però ci si vuole affrancare; un amore che a volte non rispetta le nostre aspettative di figli, perché l’unica cosa che vorremmo è poter sentirci liberi di essere, di sbagliare e quindi di cadere.


Un padre rappresenta una figura precipua per la crescita di una bambina, ovvero è il primo sguardo del mondo esterno che una ragazza sente su di sé, lo sguardo del padre diventa per una ragazza un ponte per la conquista della vita, il ponte tra la famiglia e la società. C’è poi anche il pianoforte, lo strumento con cui ho incontrato la musica all’età di 4 anni, e  con cui tuttora compongo i miei brani. Volevo che fosse protagonista della canzone e accompagnasse in modo delicato le parole del testo. Mi piaceva l’idea di recuperare la primordiale natura del brano e vestirlo di pochi ulteriori dettagli per mantenere la sua semplice essenza.

Ci sono tematiche particolari che vorresti, in futuro, approfondire nella tua musica?


Le canzoni che scrivo parlano sempre di tematiche di cui conosco veramente l’intensità perché la verità credo non sia mai sbagliata. Quindi mi piacerebbe che parlassero delle paure che risiedono sotto il derma della mia pelle, delle esperienze passate che mi hanno segnata, ma che preferirei raccontare all’interno di un brano, scegliendo con cura le parole che meglio rappresentino questi momenti.

Quali sono i tuoi artisti musicali preferiti?

I miei riferimenti artistici sono moltissimi e cambiano continuamente. La mia prima musa ispiratrice fu Janis Joplin che mi folgorò con questa emotività travolgente; nel tempo ho avuto diversi innamoramenti musicali da Nina Simone, a Cesaria Evora, Fatoumata Diawara, Lhasa De Sela, HER per poi arrivare al cantautori italiani come Elisa, Dalla, Battiato. Mi piace curiosare e lasciarmi ispirare da giovani cantautori come Emma Nolde, Rares, Venerus e tanti altri che mi fanno vibrare le corde giuste.

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Sito Web: https://www.lisamanara.com

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