Singer in a sequined blue jumpsuit performs on stage with a live band.

Osservatorio sulla Comunicazione Musicale Italiana: dare spazio a tutti o no?

Singer in a sequined blue jumpsuit performs on stage with a live band.

Torna l’Osservatorio sulla Comunicazione Musicale italiana con una nuova riflessione: è giusto dare spazio a tutti? E cosa comporta? Ecco cosa è venuto fuori

Nuovo punto della situazione sulla comunicazione musicale italiana. Questa volta ci si sofferma su un quesito importante: si deve dare spazio a tutti? Negli ultimi anni, nel mondo della musica, si è affermata questa idea che sembra, almeno in apparenza, giusta e quasi inattaccabile. Senza dubbio, tutti devono avere una possibilità, poter uscire e farsi conoscere. Ma cosa succede quando tutti escono, pubblicano e comunicano nello stesso momento? Succede che lo spazio non basta più. E l’attenzione, in tempi in cui scarseggia, si abbassa, così come la soglia critica. Ecco che, quindi, si è sommersi da un flusso continuo di uscite e progetti che si accavallano e, al contempo, si annullano a vicenda.

Così afferma Elisa Serrani, responsabile di Music & Media Press

(Ho percepito) la sensazione che la frenesia del contingente stia comprimendo la progettualità di lungo periodo, che il sovraffollamento delle uscite stia consumando lo spazio vitale dell’opera e che l’ingranaggio della quantità stia
usurando, giorno dopo giorno, il motore della qualità.
Ma c’è stata anche una consapevolezza, forse la più importante: non sono l’unica a sentire che questo andamento non è più né accettabile né difendibile. E non sono l’unica a chiedersi cosa si possa fare, concretamente, per restituire maggiore sostenibilità, maggiore leggibilità e maggiore serietà all’intero
comparto.

Forse, però, la domanda giusta non è se sia corretto dare spazio a tutti, ma se darlo nello stesso momento e senza distinzioni aiuti davvero qualcuno. Perché in un sistema saturo, dove tutto esce e tutto chiede attenzione, il rischio è che a non avere più spazio siano proprio i progetti migliori, quelli che avrebbero bisogno di tempo, ascolto e costruzione. E allora la vera responsabilità, oggi, forse non è dire sempre sì. Ma capire quando è il momento giusto per dire sì e quando, invece, sarebbe più onesto, per tutti, dire: non ancora.

Ancora la Serrani:

Se dietro non ci sono compattezza e coerenza, che sono, o dovrebbero essere, i prerequisiti minimi, ha davvero senso comunicare? Se non c’è una storia, una direzione, un’identità in cui il pubblico possa riconoscersi, perché qualcuno dovrebbe fermarsi ad ascoltare? E soprattutto: perché una redazione, una radio, un professionista della filiera dovrebbero investire
tempo, attenzione e credito su qualcosa che non ha ancora raggiunto una soglia minima di consistenza?
C’è poi un aspetto più delicato, perché riguarda anche le intenzioni migliori. In un sistema saturo, perfino la buona fede può produrre effetti distorsivi, se rinuncia a quella soglia critica. Il desiderio di dare un’opportunità, di non spegnere un entusiasmo, di non apparire troppo severi, finisce talvolta per
assecondare lo stesso sovraccarico che si dice di voler contenere. Non tutto ciò che merita incoraggiamento merita, nello stesso momento, un supporto professionale. Confondere questi due piani significa spesso aggiungere confusione dove servirebbero chiarezza, selezione, tempo e struttura.

Dare spazio a ciò che non ha ancora raggiunto una forma compiuta, a ciò che manca ancora della necessaria maturità progettuale, non è inclusività, né generosità. È una forma di accanimento che inquina il lavoro di chi la musica la fa sul serio. E, nel tempo, logora anche chi comunica, chi informa e la credibilità del comparto intero.

Dire no, però, ha un costo. Perché negare uno spazio comporta perdite economiche. Ma la qualità ha un prezzo e non va mai messa in secondo piano, perché l’improvvisazione può fare danni al settore musicale e non solo negli investimenti.

Detta in altri termini, ci sono artisti, o pseudo tali, che vivono la musica come un’attività laterale, un hobby domenicale, pretendendo però un riconoscimento, una legittimazione, pienamente professionale. E ci sono addetti ai lavori che tengono in piedi questa ambiguità, assecondandola per convenienza, abitudine o puro interesse immediato.
Troppi progetti arrivano alla comunicazione senza una direzione definita e il
risultato è un sistema che produce quantità, ma indebolisce fortemente il senso. Un sistema che, di fatto, sembra validare incompetenza, imprevidenza e mancata preparazione.
Ritengo l’improvvisazione il veleno più diffuso dei giorni nostri, un veleno che attraversa ogni ambito, ogni settore, e che si manifesta in forme diverse ma ugualmente dannose. Nel nostro mercato, si riconosce un management che non sa distinguere una clausola vessatoria da un’opportunità reale perché non ha gli strumenti per leggere un contratto. In un ufficio stampa che
invia lo stesso materiale a mailing list non segmentate senza la benché minima presenza di un angolo notiziabile e senza alcuna motivazione editoriale o criterio di pertinenza. Nell’artista che pensa che un algoritmo possa sostituire creatività, attitudine, impegno, dedizione.

Continua la Serrani.

Forse il vero problema oggi non è che esce troppa musica, ma che molta musica esce troppo in fretta. In un sistema in cui tutti possono pubblicare tutto in qualsiasi momento, la vera differenza non la fa più l’accesso agli strumenti, ma la capacità di costruire un progetto nel tempo. Dare spazio a tutti, senza distinzione, rischia di trasformare la comunicazione musicale in un rumore di fondo continuo, dove tutto passa e nulla resta. E a perderci, alla fine, sono proprio gli artisti che avrebbero davvero qualcosa da dire, ma che finiscono sommersi da un flusso che non lascia il tempo a niente di sedimentarsi.

Inoltre, molti artisti, spesso, non hanno l’umiltà di sapersi raccontare, di utilizzare uffici stampa e media per farsi conoscere, non rendendosi disponibili per interviste, diffusione sui social o spazi culturali dove poter emergere davvero, al di là della pubblicazione di dischi e dei canonici live.

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