Uffici stampa musicali: troppe proposte?

Chi si occupa di musica, che sia una redazione, un blog culturale o una testata specializzata, conosce bene la sensazione: inbox che si riempiono senza sosta, comunicati che si accavallano, uscite che sembrano tutte urgenti – e, ahimè – tutte uguali. Non è una crisi di attenzione né di interesse verso la musica. È una crisi di metodo. Ed è nato il primo Osservatorio sulla Comunicazione Musicale Italiana per parlarne

Proposte a pioggia e caselle mail intasate

Negli ultimi anni, l’industria musicale italiana ha prodotto una quantità enorme di contenuti, ma questa abbondanza non si è tradotta automaticamente in maggiore visibilità per gli artisti proposti. Al contrario, ha spesso generato un sovraccarico informativo che rende sempre più difficile distinguere ciò che è rilevante da ciò che è semplicemente presente.

Non è una crisi della musica, ma della comunicazione

A raccontare questo scenario è un’indagine del dicembre 2025, che ha raccolto il punto di vista di migliaia di addetti ai lavori, in particolare di chi opera quotidianamente nelle redazioni musicali e culturali. Ciò che emerge non è una chiusura verso la musica nuova né una perdita di curiosità, ma una crescente difficoltà nel gestire il flusso delle proposte.

Il dato più interessante è che il problema non risiede nella qualità artistica dei progetti. Molto spesso i lavori sono solidi, curati, riconoscibili. A mancare è la capacità di tradurre tutto questo in una proposta giornalisticamente leggibile, dotata di contesto, angolazione e senso. Troppi comunicati stampa, troppe proposte e stress continuo per redazioni, blog o qualsiasi canale di comunicazione di cui ci si avvalga.

Quando l’invio di massa diventa un boomerang

Uno degli aspetti più critici riguarda l’invio indiscriminato delle proposte. Trattare le testate come contenitori indistinti, senza una reale analisi della linea editoriale, è oggi uno dei principali ostacoli al dialogo tra uffici stampa e redazioni.

Comunicare a tutti significa, nei fatti, non comunicare a nessuno. Questo approccio non solo riduce drasticamente le possibilità di essere presi in considerazione, ma contribuisce anche a erodere la fiducia nel lungo periodo. Progetti che avrebbero un reale valore informativo finiscono per essere percepiti come indistinti, non per ciò che sono, ma per come arrivano.

Il problema non è solo il volume della musica prodotta, ma l’erosione del metodo con cui viene proposta -osserva Elisa Serrani, titolare di Music & Media Press – Se la comunicazione smette di essere un collante, un supporto al racconto giornalistico, per diventare un ostacolo, il danno è sistemico: si perde il merito e si disperde il valore dei progetti. Con l’Osservatorio, l’obiettivo è favorire un’ecologia della comunicazione in cui il filtro professionale torni a essere una garanzia di qualità per le redazioni e una reale opportunità per gli artisti. È un atto di rispetto dovuto verso il lavoro di tutti.

La forma è sostanza: canali, toni, rispetto

Anche il come si comunica è diventato centrale. L’email resta lo spazio professionale privilegiato, soprattutto quando è personalizzata e costruita con criterio. Al contrario, l’uso invasivo di messaggi diretti sui social, telefonate fuori contesto o follow-up automatici viene vissuto come una violazione del tempo redazionale.

Il recall è uno strumento delicato: può essere utile solo se aggiunge valore reale, una novità, un elemento narrativo in più. Quando diventa insistente o meccanico, si trasforma rapidamente in un fattore di rigetto. Nel lungo periodo, ciò che costruisce una buona reputazione non è la pressione, ma la misura: tono adeguato, coerenza, capacità di filtrare a monte e di proporre solo ciò che ha una reale utilità informativa. La memoria positiva del lavoro di un ufficio stampa nasce dal rispetto, non dall’insistenza.

Restituire senso, non occupare spazio

Questa riflessione non nasce per indicare ricette rigide o per puntare il dito contro qualcuno. È, piuttosto, il segnale di un sistema affaticato, che avrebbe bisogno di rallentare e rimettere ordine nei processi. La comunicazione musicale non è obsoleta, ma attraversa una fase di disordine metodologico. In un panorama saturo, il ruolo dell’ufficio stampa non dovrebbe essere quello di amplificare la massa dei contenuti, bensì di tornare a esercitare una funzione di filtro: selezionare, contestualizzare, rendere leggibile. Non ridurre la musica, ma migliorare la qualità del dialogo che la circonda. Perché la notizia torni a valere per ciò che racconta e non per lo spazio che occupa.

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