
Non ha paura ad ammettere che la sua rinascita (nonché ispirazione musicale) venga dalla sconfitta di una forte depressione. La sua serenità sembra quasi una spinta iconoclasta. Come le atmosfere di questa breve intervista. Ecco Alberto Lupia da Genova, alias Al Vox.
Ciao, Alberto! Ti va di raccontare com’è nata la tua carriera musicale?
Non è solo nata da una semplice passione. Ho creduto molto, forse troppo, sui sogni, ma, di certo, non sono stato impossibilitato a fare di me adesso quello che vedete e per cui mi fate domande. Non ho smanie di raccontare miei successi, ma uno si: le urla della mia nascita.
SicknationAL, il tuo EP, ha un’attitudine sonora iconoclasta, che, personalmente, mi ha un po’ ricordato i primi Suicide. Allo stesso tempo, ha una connotazione fortemente (e giustamente) contemporanea, specie nei testi che non possono prescindere dal vivere attuale. Anzi, da un certo malessere. Come nasce questo tuo lavoro?
Una forte depressione e lotta contro essa. Per la quale sono sereno nel rispondere.

C’è qualcosa che ti disturba della musica attuale o pensi che ogni artista, in fondo, debba “fare ciò che gli pare” (anche ciò che appare inascoltabile)?
Ognuno è libero di fare ciò che vuole. Non ci sono regole precise. Puoi essere stonato e fare successo e saper tutti gli strumenti e non avere nemmeno studenti. È un mondo complicato. Non meritocratico, ma democratico, seppur trovi davvero troppa poca arte vera oggi. Sembra che il loro successo sia dato da gossip più che da valore artistico.
Quali sono i tuoi artisti musicali preferiti?
I miei animali. Veri esseri umani!
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